Quo vadis?

 Siamo nell’epoca dell’incertezza. Anzi. Siamo l’incertezza, l’ignoto, l’imprevedibile.

No, non e’ stata la pandemia, il debito pubblico o altro.

Siamo figli delle incertezze, di un ammasso deforme di norme, dolori e d’indifferenza che va camminando nel vuoto, incurante di sapere dove va e perche’.

E così, per darci un senso, la mia generazione e’ fuggita in un mondo parallelo, si e’ creata una realta’ di likes e video trash e per non correre il rischio di fallire, ha imbruttito i propri sogni ed affidato ai loro influencer preferiti il dovere di viverli.

A noi basta mettere un like e stordirci nel turbine della Gloria amplificata dai social.

Una volta dovevano darti delle speranze che poi si sarebbero rivelate false, costruivano delle certezze perché tu non potessi smarrirti, svegliarti confuse su cosa fare della tua vita, su chi fossi.

Oggi ho capito invece che sentirsi smarriti e’ la sola via d’uscita, la benedizione di essere incompresi ed estraniati e’ qualcosa che dobbiamo accogliere con gioia nelle nostre vite.

Perdersi, rilassarsi e tornare a galleggiare nel mondo. La perfezione, l’attenzione, la supremazia, l’aver la ragione…in verita’ il problema e’ che non sentiamo più il bisogno della leggerezza.

Abbiamo un tremendo bisogno della leggerezza. Tornare a sentirsi leggeri come aquiloni, senza prospettive e pesi ingombranti; la leggerezza dovra’ tornare a fare piu’ rumore del mondo.

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