No justice, No peace

Il conflitto arabo-israeliano ai miei occhi puo’ rappresentare la conseguenza ultima ed esasperate di una societa’ priva dell’idea di bello, anestetizzando il senso di meraviglia che dovrebbe essere proprio di una civilta’: quindi se avessero ballato o dipinto, i coloni israeliani come gli estremisti arabi, il conflitto non sarebbe mai avvenuto?

No, ma di sicuro ci sarebbe stato almeno un segno di disagio ed imbarazzo dinanzi a questa follia che va avanti da decenni.

Quando un uomo perde l’abitudine a sorprendersi, anche la piu' cruenta delle azioni, risulta come un semplice riflesso contro il prossimo, senza alcun connotato. 

Non sono nessuno, ma ho sempre immaginato che l’arte, in tutte le sue piu’ eterogenee manifestazioni sia l’inno alla vita, alla diversita’ ma anche un punto di confronto che vede l’artista incarnare una verita’ il cui impatto avra’ nel pubblico il suo metro ultimo di giudizio.

Gli occhi o per meglio dire, i cuori che non sono mai stati espositi all’armonia, alla grazia delle forme, alla tensione emotiva dei suoni, i cuori che non hanno mai gareggiato, che non si schiodano dalla loro anaffettivita’ e mediocrita’ i cuori che nella staticita’ ritrovano un equilibrio e nel cambiamento un turbamento, quelli si, sono i cuori piu' inclini all’odio e alla vendetta, sono l’estremita’ ricevente  dei malsani cervelli che percepiscono un bambino come una minaccia e fanno della morte dei civili inermi un trofeo ambito.

Non credo nella pace, non credo che ci sia reale interesse nel trovarne alcuna. Ecco il risultato di una vita senza emozione e senza meraviglia, dove il credo resta sempre quello del piu' forte e l’unica giustizia e’ per puro caso e’ sempre quella che abbiamo il dovere di imporre ma mai quella che invece, in maniera consapevole e dolosa, ci occupiamo di sottrarre. 

 

Get in touch

Per webinar, lezioni one-to-one e collaborazioni

Follow me

Copyright © Created by Somnuvanitas
Privacy Policy

Cerca